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Lizzola
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mweqLizzola [liˈʦːɔːla] (mwewLiddöla o mwfaLissöla [liˈsøla] in mwfgdialetto bergamascocite-ref-1[1]) è una frazione del comune di mwgwValbondione, in mwhaprovincia di Bergamo.

Contents

Storia
Sport
Note

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Geografia fisica

Territorio

Il centro abitato della frazione è situato in una piccola conca, posta ad un'altezza di circa 1250 mwiqm s.l.m., dove confluiscono la Valle dell'Asta, stretta tra il mwigPasso della Manina, il monte Sponda Vaga e la mwiwvalle Bondione, dove scorre l'mwjaomonimo mwjqtorrente, inclusa tra i monti Pomnolo e Cimone sulla destra e dal monte Sasna sulla sinistra. Il nucleo abitativo è composto dalle contrade mwjgEbond, mwjwCantù, mwkaCasa Obert, mwkqSimicà, e mwkgPiazza, nonché da mwkwLizzola Bassa, situata più a valle lungo il corso del torrente Bondione.

Il territorio è delimitato a nord dal corso del fiume mwmqSerio, che lo divide dalle contrade mwmgDosso e mwmwGavazzo, mentre ad est include l'intera mwnavalle Bondione. Quest'ultima, chiusa alla testata dal mwnqpasso di Bondione, è compresa tra le creste dei monti Cimone e Pomnolo a nord-est e dallo spartiacque orografico che va dal monte Sasna al mwngpasso della Manina a sud-est, che funge anche da confine amministrativo con mwnwVilminore di Scalve. A sud è invece la costa tra i monti Sponda Vaga e mwoaVigna Soliva, area in cui si sviluppano la mwoqValle dell'Asta e la tributaria mwogVal Stretta, a suddividere le competenze territoriali con l'altra frazione mwowFiumenero.

La rete viaria è composta da una sola arteria, la strada provinciale SP49 dell'alta Val Seriana (chiamata localmente mwpqRoncaglia) che s'inerpica dal capoluogo mwpgValbondione, da cui dista circa cinque chilometri e termina presso l'abitato.

Per ciò che concerne l'idrografia, numerosi sono i piccoli corsi d'acqua che bagnano il territorio: per lo più si tratta di torrenti che si gonfiano solo in seguito ad abbondanti piogge e che raccolgono le acque in eccesso provenienti dai monti circostanti. Il principale di questi è il mwqatorrente Bondione, che dà il nome alla vallata. Il Bondione va poi a cadere nel mwqqfiume Serio a Valbondione attraverso la cascata mwqgDüc.

Origini del nome

Esistono due teorie formulate dagli studiosi riguardo all'origine del nome. La prima vorrebbe farlo derivare dal gentilizio romano mwtq"Alletius", traslato prima in mwtg"Litius", poi in mwtw"Liccius", a cui venne applicato il suffisso diminutivo mwua"-olus", da cui mwuq"Licciolus". L'altra, meno probabile, ricondurrebbe invece l'etimo alla voce latina mwugIlicea, derivante da mwuwilix e mwvailicis, (indicante l'albero di mwvqleccio), poi traslata nella voce tardo-latino mwvg"liciola", che starebbe a indicare un boschetto di leccicite-ref-2[2].

Basandosi sul dialetto locale (variante del bergamasco) appare però molto più semplice far derivare mwxaLiddöla da mwxqLédda (slitta usata per il trasporto della legna).cite-ref-lizzola-3-0[3]

Storia

I numerosi utensili utilizzati per l'estrazione mineraria, quali scalpelli e punte, rinvenuti nelle gallerie poste sulle pendici del monti che circondando Lizzola, portano a considerare che vi fossero sporadici insediamenti abitativi sul territorio, già nell'mwbaepoca romana. L'attività mineraria portò un ingente numero di schiavi (citati da mwbqPlinio il Vecchio come mwbgDamnati ad metalla)cite-ref-4[4], le cui abitazioni avrebbero creato il primo agglomerato urbano.cite-ref-5[5]

Nei secoli successivi alla caduta dell'Impero Romano, la zona venne abitata da sporadici gruppi di persone che vi si rifugiavano per trovare scampo alle scorrerie e alle incursioni delle tribù guerriere che imperversavano nei fondovalle. Dal 1202 Lizzola risulta inserita nella mweaGrande comunità di Valle di Scalve che era una federazione di mweqvicinie, ognuna dotata di organi deliberativi ed esecutivi autonomi fino a diventare comune o mwegcomunello nel 1789.cite-ref-lbc-6-0[6]

La contrada di Lizzola, dal 1486 era ed è una mwgamwgqsocietà di fatto. L'atto di fondazione, avviene nel 1575 ed elenca i beni posti in società dei mwggvicini di Lizzola ad uso comune. La frazione assume, in questo periodo, diversi nomi "mwgwVicìnia di Lizzola", "Società Vicìni di Lizzola" o semplicemente "mwhaContrada di Lizzola".

Per gran parte del periodo mwjamedievale Lizzola, al pari degli altri piccoli centri della mwjqvalle Bondione, gravitò costantemente sia in campo amministrativo che in quello religioso nell'ambito della mwjgvalle di Scalve. Nonostante questa fosse posta sull'opposto versante orografico e raggiungibile soltanto a piedi tramite il mwjwpasso della Manina ed il mwkapasso di Bondione, entrambi posti lungo angusti sentieri, legò a sé Lizzola nell'Istituzione denominata mwkqComunità Grande di Scalve, facendola inoltre dipendere dalla mwkgchiesa prepositurale di mwkwVilminore.

Nel 1628 vi fu una carestia molto diffusa, quindi il mwlqComune dei Dieci Denari (mwlgValbondione), distribuì a Lizzola 80 scudi per i suoi 336 abitanti e acquistò del miglio, da distribuire ai più poveri. Nonostante ciò, la carestia fu disastrosa per tutta la valle e fu il preludio, nonché causa principale, della terribile mwlwpeste che arrivò due anni dopo. Per prevenire il contagio, la Comunità della Valle di mwmaBergamo chiuse l'ingresso ai forestieri. Furono messi cancelli con guardie armate a mwmqFiumenero per evitare l'ingresso agli untori. Nonostante questi provvedimenti, il contagio arrivò e fece numerose vittime. Si tramanda che le prime case costruite dai pochi superstiti del morbo, furono innalzate nella mwmgValmana, zona vicino a mwmwPassevra (mwnaPiane di Lizzola) e nella zona della mwnq"Campulì". Fu edificata una chiesa con cimitero e più a valle vennero costruite le stalle per il bestiame. Un inverno scese un'enorme mwngvalanga dal Monte Crostaro, che seppellì l'intero paese. Gli abitanti si spostarono dunque dove si trova l'attuale abitato di Lizzola, che prima era adibito esclusivamente a pascolo e a coltivazioni.

Nel corso del mwoaXVII secolo vi fu un discreto sviluppo del borgo e nel mwoq1680 la locale chiesa di San Bernardino venne elevata a rango di mwogparrocchiale, distaccandosi da Bondione. Il primo mwowparroco di Lizzola fu don Pietro Tagliaferri, nominato dai capifamiglia della mwpaContrada (o Società di Lizzola).

In quegli anni la comunità chiese anche l'autonomia amministrativa, che fu concessa contestualmente al passaggio dalla mwrwSerenissima alla mwsanapoleonica mwsqRepubblica Cisalpina, avvenuto nel mwsg1797.cite-ref-lbc-6-1[6] In questo ambito Lizzola venne inclusa nel mwtwCircondario di Clusone, anche se già nella successiva riorganizzazione territoriale del mwua1805 perse l'autonomia, venendo accorpata a Bondione (nelle carte citato come mwuqComune dei Dieci mwugDenari) e mwuwFiumenero nell'entità denominata mwvaValbondione, dipendente a sua volta dal Comune di mwvqCastione.

In seguito alla mwvwRestaurazione del mwwa1816, l'intera regione passò all'austriaco mwwqRegno Lombardo-Veneto, che definì nuovamente i confini ripristinando il Comune di Lizzola. La frazione, nel 1822, si staccò dal comune di Valbondione acquistando una sua indipendenza amministrativa. La sede del municipio era situata all'ingresso della canonica dove si trovava anche la scuola elementare.

L'ultimo passo fu quello di svincolarsi dalla Valle di Scalve anche in ambito religioso, passando dalla mwwwvicaria foranea di Scalve a quella di mwxaArdesio, avvenuto nel mwxq1852. Nel 1873 la Prefettura di Bergamo, riconobbe Lizzola come "Ente Giuridico Privato" e nello stesso periodo il mwxgDecreto napoleonico prescrisse lo scioglimento della mwxwSocietà Vicìnia di Lizzola. La contrada ricorse contro le ingiunzioni dimostrando con documenti alla mano che essa era un ente giuridico privato. Il borgo vinse contro il Decreto e per tale motivo i lizzolesi vengono chiamati "mwyagli avvocati". Da quel momento, il borgo, portò il nome di mwyq"Società Contrada di Lizzola Alta".

Nel mwyw1927 il mwzaregime fascista, nell'ambito di un'opera di soppressione dei piccoli centri in favore dei più grandi, ne decise la fusione con i vicini mwzqFiumenero e Bondione, andando a formare mwzgValbondione.

Il periodo compreso tra la fine del mw0aXVIII secolo e l'inizio del mw0qXX vide un periodo molto florido per il borgo, con la popolazione che crebbe dai 230 residenti del mw0g1776 ai 474 del mw0w1853, raggiungendo quota 612 nel mw1a1861 e 746 nel mw1q1911. Il tutto grazie alle molteplici possibilità di lavoro che il territorio offriva: oltre alle miniere, vi era sia l'indotto ad esse legate (vedasi gli altiforni presenti nelle zone limitrofe), ma anche le professioni di mw1gboscaiolo e mw1wcarbonaio.

Dopo la mw2qPrima Guerra Mondiale, cominciò a entrare in crisi l'industria estrattiva con pesanti ripercussioni sulla vita degli abitanti. Gli anni seguenti videro infatti una progressiva diminuzione della popolazione che, dopo aver raggiunto le 786 unità rilevate nel censimento del mw2g1921, scese fino alle 100. Soltanto nella seconda parte del mw2wXX secolo il territorio comunale venne interessato da un nuovo sviluppo dovuto all'incremento dell'industria turistica, grazie alla presenza di piste da mw3asci, ma anche agli itinerari naturalistici. Ciò nonostante, il numero degli abitanti è rimasto intorno alle 100 unità.

Lo statuto di Lizzola

Lizzola aveva un suo statuto già dal 1486 come risulta da un atto notarile dell'11 agosto del medesimo anno, dove si descrive la posa dei confini tra un certo Giovanni Capitanio di Vilminore "mw3wed un pascolo di diritto dei sovrascritti di Lizzola". Parte di questo atto ci dice che a questa data, in Lizzola, alcune famiglie gestivano in società dei pascoli. In un altro atto del 1575, si legge che alcuni capifamiglia mw4a"in rappresentanza di tutti i Vicini della Vicìnia Contrada di Lizzola" acquistano due proprietà sui monti circostanti. Da questo secondo documento appare chiaro che "mw4qVicìnia Lizzola" è ormai un ente di fatto. Successivamente, nel 1730 vennero convocati tutti i mw4gcapifamiglia della mw4wVicìnia di Lizzola, allo scopo di amministrare i beni della mw5aSocietà. Nacque così uno statuto redatto dal notaio Marcantonio Albrici di mw5qVilminore. Lo statuto prevedeva la presenza di tre mw5g"sindaci", i quali potevano restare in carica per due anni. Alla scadenza, avevano l'obbligo di predisporre le pratiche per l'elezione di quelli nuovi. Chi rifiutava di diventare mw5wsindaco senza motivo, poteva essere multato di due scudi. La vendita dei beni poteva avvenire solo con i voti di tutti i membri della mw6acontrada. Se qualche forestiero veniva scoperto a danneggiare i beni della mw6qSocietà, veniva denunciato al tribunale. I capofamiglia potevano essere solo i padri delle famiglie residenti a Lizzola con i seguenti cognomi: Frani, Semperboni, Piffari e Pacati. Le donne erano escluse da qualsiasi decisione e partecipazione alle riunioni. In caso di mancanza del padre, il capofamiglia diveniva il primo figlio maschio erede.

Nel 2025, con l'intervento del Tribunale di Bergamo, alle riunioni ed eventuali decisioni organizzative, possono partecipare anche le donne capofamiglia.

Le miniere, l'ardesia e la produzione di carbone

L'estrazione del materiale ferroso dai monti Flesio, Manina, mw7qVigna Soliva, Colle, Pomnolo e Posso - Lupi è molto antica. In zona Passevra, vi sono resti di muri e di una fornace per la cottura del minerale del mw7gferro. Ci sono, sulle cime del Colle, Pomnolo, Manina e Flesio, piccoli fornelli nei quali i nostri antenati cuocevano il ferro a mezzo di legna e carbone, che poi selezionato e diviso dal mw7wquarzo, veniva trasportato a valle con le slitte mw8a(lise) da addetti chiamati mw8qstrüsì ed in seguito veniva fuso nei forni di Bondione.cite-ref-lizzola-3-1[3] Il minerale del ferro estratto dalle miniere di Flesio e Vigna Soliva veniva convogliato ai forni fusori di Gavazzo tramite teleferica, mentre quello estratto dalla Manina veniva trasportato e cotto a Teveno (mw9gvalle di Scalve), in seguito poi trasportato a mezzo di carri trainati da cavalli agli alti forni di mw9wBrescia. Durante i periodi invernali era impossibile trasportare il materiale con le slitte e quindi veniva messo in depositi chiamati mw-ascotèr.

Intorno al 1600, prima dell'uso della mw-gpolvere da sparo, il minerale veniva estratto con il solo uso dello mw-wscalpello. Con l'impiego della polvere da sparo e con rudimentali mw-abussole, furono aperte nuove gallerie: mw-qCapuccina, Flesio, Ribasso Maria e Chioccia. La polvere da sparo si costruiva localmente con un miscuglio di carbone di legna, mw-gzolfo e mw-wsalnitro.

Il lavoro minerario era molto faticoso: un lume mwaqe(löm) a base di mwaqiolio di lino (di produzione locale), mandava poca luce e aveva un odore nauseante. Le gallerie erano strette e basse - 1,20 metri di altezza per 1,10 di larghezza -. Il materiale estratto veniva portato all'imbocco per mezzo di carriole rustiche e molt9 pesanti. Più tardi si sono scavati dei pozzi e, per portare al piano della galleria il minerale, si adoperavano scale rudimentali, percorse da ragazzi (dai 9 ai 15 anni) chiamati mwaqmpurtì, che trasportavano il materiale dentro appesantite mwaqqgerle. Le baracche dei minatori erano molto basse e poste lungo il versante del monte per evitare di restare travolti dalle valanghe durante le abbondanti nevicate. Il cibo era molto semplice: mwaqupolenta, formaggio, uova, burro e mwaqylardo. Anche le donne vennero impiegate per la produzione di mwaqcghisa e ferro. Queste lavoratrici erano chiamate mwaqgtaissìne: avevano il compito di dividere a colpi di martello il minerale dallo sterile.

Una delle attività collegate alla produzione di ghisa era quella del mwaqocarbone da legna. La legna che veniva tagliata in primavera era accatastata vicino alle arali mwaqs(rai) e in autunno veniva trasformata dai mwaqwcarbonai in carbone, per essere poi portata agli altiforni.

Le arali mwaq4(rai) erano le piazzole utilizzate dai carbonai per la costruzione del mwaq8poiàt: grandi cataste di legna - coperte - in cui avveniva il processo di carbonizzazione. I mwaramwarepoiàt potevano raggiungere grandi dimensioni, fino a 200 quintali di legna. I tempi di cottura del carbone andavano dai 30 ai 40 giorni, durante i quali la presenza del carbonaio era richiesta a tempo continuo. Se non curato, il mwaripoiàt poteva incendiarsi.

Il mwarqpoiàt veniva così costruito: si preparava la mwarucasèla, ossia attorno ad un palo alto circa tre metri veniva costruito un camino in legno di base quadrata dove lungo il perimetro veniva accatastata della legna per renderlo stabile. La catasta veniva poi ricoperta di foglie secche e da uno strato di terra. Dopodiché si estraeva il palo, si versava della brace nella bocca del mwarypoiàt e si alimentava con dei piccoli pezzi di legna chiamati mwarcgnòc. La sommità veniva poi tappata e si praticavano dei fori lungo la struttura per fornire la quantità di aria strettamente necessaria. Durante tutto il processo, la terra che ricopriva la struttura, doveva essere inumidita costantemente onde evitare che cascasse pericolosamente verso il basso. Dopo un tempo variabile da una a cinque settimane, si lasciava assestare il mwargpoiàt per due giorni. A questo punto il carbone era pronto.

Il carbone veniva poi insaccato. Ogni sacco pesava circa 70/80 kg e veniva trasportato a valle per poi essere depositato nei mwarocarbünii. È ancora possibile vedere vecchie strutture di mwarspoiàt o delle arali salendo verso mwarwMaslana a Valbondione.

Coltivazioni

L'altitudine ed i lunghi inverni permisero poche coltivazioni. La principale coltivazione era quella della mwar8patata che dava il sostentamento necessario. A seguire troviamo: pochi cereali, mwasacanapa, mwasetabacco e mwasilegumi.↵Dopo la patata, un'altra coltivazione molto importante per i Lizzolesi era quella del mwasmlino, della quale se ne occupavano prettamente le donne. Il lino, per esempio, forniva la tela utilizzata per preparare la dote delle spose e per i mwasqparamenti sacri della Chiesa.

I covoni (cioè i fasci di spighe) raccolti in primavera, venivano portati nelle aie delle case, stesi su dei teli e battuti con bastoni per farne uscire la semenza. Dai semi si ricavava un olio pregiato, utilizzato a scopo alimentare ma anche come combustibile per le lampade, oppure i semi venivano portati alla volta di mwasySchilpario per essere torchiati. Le pianticelle, ormai prive di semi, venivano riportate nei campi a macerare per un mese e poi di nuovo nelle aie delle case. A questo punto venivano ammorbidite mediante battitura, utilizzando uno strumento di legno chiamato mwascmaöl e poi stesi sui muretti a essiccare. Nei primi giorni d'ottobre si portavano in casa e si cominciavano a gramolare. Il lino veniva ulteriormente sfibrato e separato dalla mwasggaia (sommità della pianta che conteneva la semenza) utilizzando dei pettini chiodati chiamati mwaskspinàs. La mwasogaia veniva usata per imbottire i materassi mentre la fibra rimanente era pronta per essere filata. La mwassfilatura avveniva nel periodo invernale. Il filo veniva poi avvolto su matasse pronte per essere utilizzate sul telaio; da queste si ricavava la tela.

Bestiame e pascoli

Quasi tutte le famiglie possedevano pascoli e bestiame: mwas4vacche per i benestanti, mwas8pecore o mwatacapre per i più poveri. Il latte prodotto veniva consumato fresco solo raramente poiché serviva a produrre burro e formaggio, merce di scambio per gli acquisti essenziali della famiglia.

Il pascolo si estendeva oltre il bosco. Nei pianori o nelle mwatiradure sorgevano baite mwatm(malghe) per il ricovero del bestiame e per il deposito del mwatqfieno che veniva tagliato due volte l'anno. Baite di cui poche rimaste a testimonianza. Quando il terreno cominciava a gelare, con una slitta chiamata mwatucahòt, vi si cospargeva il mwatyletame e lo si rassodava.

D'estate il pascolo era condotto all'mwatgalpeggio in quota. La gente del posto, la notte, sistemava le mucche e tornava in paese mentre i mandriani esterni chiamati "mwatkBergamì" restavano a dormire nelle baite prese in affitto. Sovente, erano i bambini del paese che portavano al pascolo, durante il giorno, le capre e le pecore degli abitanti verso i pascoli medio/bassi del paese. Partivano la mattina presto, passavano di casa in casa a recuperare gli animali, li portavano in alpeggio e tornavano il pomeriggio tardi.

Oltre al pascolo di bovini o di mwatsovini, appena possibile, ogni famiglia allevava un maiale per ottenere poi salami, cotechini, pancetta, lardo e strutto. Non veniva sprecato nulla.

Monumenti e luoghi d'interesse


La piccola Chiesa Parrocchiale di San Bernardino custodisce al proprio interno interessanti opere d'arte, tra cui l'affresco sull'altare maggiore, opera di mwauoEnrico Albrici, due tele ovali eseguite da mwausGiovanni Raggi, alcune sculture lignee di Giovanni Piccini, l'affresco sulla mwauwvolta a botte realizzato da mwau0Giovanni Battista Brighenti, una tela di mwau4Antonio Brighenti, l'altare di sant'mwau8Antonio di Padova della bottega dei mwavaCaniana, alcune statue di Cristoforo Bettinelli e l'altare dell'Annunciazione, eseguito da Alberto Meli.


Piccola chiesa intitolata alla Madonna Pellegrina posta sul mwavwPasso della Manina a un'altezza di 1796 mt. Edificata nella prima metà del Novecento, proprio a ricordo della passaggio della Madonna attraverso il passo.cite-ref-8[8]


Nella valle del torrente Bondione, a quota 1350 mt s.l.m. troviamo le Piane di Lizzola, uno spazio verde, pianeggiante e ricco di vegetazione. La flora della zona consiste principalmente in boschi di conifere e mwawsfaggete, ginepri e rododendri. Tra i fiori più caratteristici ci sono i Crocus Vernus, gli anemoni, l'mwawwachillea, il mwaw0botton d'oro e molti altri.
Un luogo interessante da visitare è il vecchio ingresso della mwaw8miniera Lupi, posto alla destra del torrente Bondione. L'entrata della miniera si raggiunge salendo lungo la sterrata presente all'interno della valle delle Piane e l'ingresso è visibile dopo circa 200 mt. dalla partenza del sentiero, in località mwaxaValletera. Altri punti di interesse nella valle delle Piane sono i mwaxeBàrek, i vecchi recinti di pietra utilizzati per il mwaxibestiame durante il pascolo estivo, le mwaxmBaite del Tuff, rustiche stalle e la Baita degli mwaxqAlpini, punto di ristoro durante il periodo estivo. Inoltre, le Piane sono un punto di partenza per raggiungere diverse vette orobiche come il monte Tre Confini.

Valbona

Valbona è un'area boschiva ricca di abeti e faggi, costituita da un ampio prato al centro del quale si trovano abitazioni rustiche un tempo adibite a stalle o utilizzate come punto di appoggio per i cacciatori. Da questa località si gode di un ottimo panorama: di fronte s'innalza il mwayePizzo Coca, più a sud il Redorta e in uno scorcio tra il bosco si riesce a intravedere il primo salto delle mwayiCascate del Serio. Da Valbona parte il sentiero che porta alle Baite di Maslana (mwaymValbondione).

Società

Tradizioni e folclore

• mwaygLe cinque contrade di Lizzola

Le cinque contrade di Lizzola (mwayoCantù, Ebònd, Cà d'Obert, Piaza e Simicà) erano ben distinte e distanziate tra loro ma in seguito all'espansione urbanistica, si sono avvicinate tra loro e quindi fuse. Filastrocche e narrazioni antiche raccontano la storia e le caratteristiche delle differenti contrade. Si racconta che la contrada mwaysSimicà venisse classificata come contrada pericolosa, a causa del rischio mwaywslavine, che gli abitanti di mway0Piaza avessero una salute precaria forse a causa della forte umidità proveniente dal torrente Bondione e che quelli di mway4Cantone venissero commiserati come diavoli. mway8Ebònd e mwazaCà d'Obert furono sempre descritte come contrade mwazepiene di splendore.

• mwazqFesta Patronale di S. Bernardino

Per tradizione la mwazyfesta patronale del 20 maggio era preparata accuratamente. Alla vigilia veniva costruito un grosso falò in uno spiazzo (mwazcRal de San Bernardì). Il giorno della festa veniva ufficiata la messa musicata dal corpo bandistico. A volte, nel medesimo giorno venivano somministrati i sacramenti della cresima e della comunione. Dopo la processione lungo le vie del paese, la festa si concludeva con un rinfresco offerto sul sagrato della chiesa.

• mwazoProcessione di Santa Barbara

Vi era l'antica tradizione di portare la statua di mwazwSanta Barbara (protettrice dei minatori), opera lignea conservata nella Chiesa di San Bernardino, in processione fino al cippo posto nella Valle delle Piane ogni agosto, a ricordo dei tanti minatori lizzolesi deceduti durante il lavoro nelle miniere.

• mwaz8Ol Roertài

A Lizzola si racconta che le sposine - in passato - subito dopo il loro matrimonio, tornassero alla casa paterna per una decina di giorni. Il motivo non è tuttora ben chiaro. Forse tornavano per sistemare la dote da portare nella nuova dimora oppure era un modo per rendere meno traumatico il distacco con la famiglia.

• mwaamLa banda dei campanacci

Quando si sposavano vedovi/e o persone anziane, a cerimonia compiuta, questi venivano accolti dalla mwaauBanda dei Campanacci: un gruppo di persone che, attraverso l'uso di pentole, mestoli, etc., faceva un gran fracasso fuori dalla chiesa. Si voleva così ironizzare intorno ad una scelta che sembrava fuori dal tempo.

• mwaagRimedi e medicamenti naturali

mwaaoLinuda: era una polvere derivante dal lino. La si pestava finemente e si otteneva una pappa. Era usata in piccole porzioni che si spalmavano tiepide su di un pezzo di cotone bianco e si appoggiavano sulla parte dolorante;

mwaawAcqua di Giansana (mwaa0genziana maggiore): era un decotto da bere. Si diceva che avesse effetti rivitalizzanti;

mwaa8Ol lichene mwaba(Licheni): venivano bolliti e l'acqua di bollitura si lasciava raffreddare; coagulando formava una specie di panna viscida da bere e veniva usata contro le mwabebronchiti. Veniva data anche alle mucche quando erano malate.

mwabmColanine: si infilavano su uno spago tanti spicchi di mwabqaglio, fino a creare una collana che veniva usata per curare lmwabu'mwabyérem mwabc(acetone).

• mwaboPosa delle croci e dei simboli sulle vette

Nel 1982, ad un gruppo di amici di mwabwRanica, venne l'idea di posare una croce sulla cima del Monte Sasna. Luigi Bassanelli, un membro di questo gruppo, fu l'ideatore ed il creatore della croce vera e propria, la quale venne costruita nel 1983. A luglio dello stesso anno, i cosiddetti mwab0"Sherpa del Sasna", raggiungono la cima per creare il basamento. La posa risulta veramente difficile poiché l'unica pozza d'acqua utile per la sabbia ed il cemento si trova molto più in basso rispetto alla cima, quindi è un continuo salire e scendere sotto il sole. Il 7 agosto 1983, dopo aver portato ed assemblato la croce sulla vetta, è il momento dell'innalzamento. Pochi giorni dopo, in occasione dell'mwab4Assunzione di Maria in cielo, viene celebrata la benedizione e l'inaugurazione con un numero considerevole di partecipanti. La giornata si conclude con la messa celebrata da Don Walter Pinessi.

Nel 2018, a causa di una forte tempesta, la croce è caduta ed è stata sistemata nell'estate del 2020. La nuova croce è dedicata all'alpinista mwacaMario Merelli, originario di Lizzola.

mwacmVetta dei Tre Confini Nel 1957, Dino Perolari (amico di mwacqWalter Bonatti) ed alcuni amici, misero a punto nelle loro officine la struttura con campana che possiamo oggi ammirare sulla vetta del mwacuPizzo dei Tre Confini. Una mattina di settembre portarono tutto il materiale a Lizzola, caricarono una parte di questo sul dorso di un mwacymulo ed il resto lo divisero fra di loro. Giunti sulla vetta "nuda", iniziarono a spianare il terreno, caricarono più volte la sabbia e la ghiaia dal mwaccghiacciaio sottostante attraverso l'uso di secchi e si procurarono l'acqua da una pozza posta circa 100 metri sotto la cima.

Verso la fine del 2012, tutta la struttura si presentava usurata e tra il 2013 ed il 2016 si misero in atto i lavori di ristrutturazione da parte di un gruppo di volontari del paese di Lizzola. Sistemarono il basamento, la targa e la campana, che fu sostituita da una nuova dal peso di 14mwack kg. Il 25 settembre 2016 fu inaugurata la nuova struttura con una solenne cerimonia.

Origine dei cognomi più comuni

A Lizzola era consuetudine chiamare le persone del posto con il loro mwacwsoprannome poiché i nomi ed i cognomi spesso erano uguali. Dunque, dare un soprannome nasceva dalla necessità di individuazione della persona. I cognomi tipici del paese (Semperboni, Piffari, Pacati e Frani) sono derivati dai soprannomi che progressivamente nel tempo sono stati trasformati. Nella memoria storica è conservata una leggenda sui cognomi che fa riferimento a gruppi di mwac0deportati ai tempi dei mwac4romani condannati al duro lavoro nelle miniere. Durante le loro fatiche emergevano i loro temperamenti che, col tempo, si sono trasformati in cognomi veri e propri: quelli dediti al lavoro venivano chiamati mwac8semper boni, da qui il cognome Semperboni. Quelli più cattivi venivano chiamati mwadaperfidus dando origine all'attuale cognome Pifferi o Piffari. Coloro che perseveravano nel male venivano chiamati mwadepeccati , gli attuali Pacati. I deportati che perdevano subito la pazienza venivano paragonati alle mwadifrane e dunque il cognome si trasformò nell'attuale Frani.

Sport

Impianti di sci

A Lizzola sono presenti impianti di risalita per la pratica dello mwadysci alpino e dello mwadcsnowboard. Le piste sono poste ai pendici del monte Sponda Vaga, monte Cörna, Rambasì e si trovano al confine con la mwadgval Sedornia e la val di Scalve. Inoltre, gli innumerevoli sentieri presenti nel comprensorio sciistico, permettono sia la pratica dello sci alpinistico che quella dell'uso delle mwadkciaspole.

Downhill

Dall'estate mwaea2012 è possibile praticare mwaeedownhill attraverso un mwaeibikepark con tre tracciati. I percorsi sono stati realizzati lungo le piste che d'inverno vengono utilizzate dal comprensorio sciistico. Si va dai 2000 mt s.l.m. dove si trova il tracciato mwaemCavicchioli sino ai 1250 mt s.l.m. del paese di Lizzola.

Note

cite-note-11. mwaeoCarmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), mwaesmwaewDizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, mwae0ISBNmwae4 88-87353-12-3.
cite-note-22. mwafmmwafqZanetti,mwafu p 130.
cite-note-lizzola-33. mwafsmwafwmwaf0Miniere di Lizola (Valbondione), su mwaf4valseriana.cosedafare.net, Valseriana cose da fare. mwaf8URL consultato il 3 marzo 2019.
cite-note-44. mwagmmwagqmwaguPlinio il Vecchio, su mwagytreccani.it. mwagcURL consultato il 3 marzo 2019.
cite-note-55. mwagsGiovanni Targioni Tozzetti, mwagwmwag0Relazione di alcuni viaggi, in mwag4In FirenzeMDCCLII.
cite-note-lbc-66. mwahqmwahuLBN.
cite-note-71. mwahkmwahomwahsArchivio Digitale Pietro Pensa e Centro di documentazione e informazione dell'Ecomuseo delle Grigne - Archivio Pietro Pensa, su mwahwpietro.pensa.it. mwah0URL consultato il 30 marzo 2022.
cite-note-88. mwaiemwaiimwaimChiesetta della Madonna Pellegrina, su mwaiqvisitbergamo.net, Visit Bergamo. mwaiuURL consultato il 4 agosto 2022.

Bibliografia

• citerefzanettiUmberto Zanetti, Paesi e luoghi di Bergamo. Note di etimologia di oltre 1.000 toponimi, Bergamo, 1985.
• mwaioPaolo oscar e Oreste Belotti, LXX, in Atlante storico del territorio bergamasco, Monumenta Bergomensia.
• mwaiwLizzola la gente si racconta - Felice Bellini - Walter Pinessi
• mwai4Tignì a memòrgia. Memorie di vita della gente di Lizzola - Eugenio Piffari
• citerefcampagnoniMartino Compagnoni, Tarcisio Pacati, deputato cattolico della montagna bergamasca, Bergamo, Novecento Grafico, 2004.

Voci correlate

• mwajmValbondione

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Collegamenti esterni

• mwajwLombardia Beni Culturali. Parrocchia di Sant'Antonio abate, su lombardiabeniculturali.it.
• mwaj4Cenni storici sul sito della valle di Scalve, su scalve.it. URL consultato il 5 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2016).
• citereflbcComune di Lizzola (sec.XIII-1927), su lombardiabeniculturali.it, LombardiaBeniCulturali.